Comunicato stampa 21/10/2014 Zero Pretese

Zero Pretese Concerto Folk a Taverne d’Autunno. 

Qual è il filo rosso che lega tra loro la poetica-musica di un De Andre’, di un Guccini, di Conte o Gaber?

Ma è un’italianità complessa fatta di fermenti sessantottini, di radicalità ma anche di ripensamenti e tradizioni. Parliamo di autori che hanno fatto la storia della musica italiana contemporanea. E la musica è lo specchio cortese di una società, tanto più per un paese inquieto come l’Italia, ché non ha risolto i suoi conflitti. Parecchi conflitti, a cominciare da quello padre-figlio.

Vi invito quindi a rivivere il sopra descritto caleidoscopio musicale con un gruppo che, a scanso del nome che si è dato, ha più di una pretesa da vantare. Sono gli ZERO PRETESE.

Un complesso musicale dal nome così spartano non può, però, che fare sfoggio di una squadra ricca di strumentazioni e componenti, quali:

  • solista e chitarra: Emanuele Cruciani;
  • chitarra classica: Andrea Cardoni;
  • sax e piano: Federico Codini;
  • basso: Andrea Caprini;
  • percussioni e batteria: Paolo Cruciani;
  • percussioni e batteria: Roberto Bernardini.

I numeri poi sono di tutti rispetto. Territorio di nascita del gruppo è Todi come number one, tre anni di vita alle spalle e settanta spettacoli come background. 

I Zero, oltre ad interpretare i grandi artisti sopracitati, fanno gli onori di un grande cantautore italiano dei tempi attuali, Alessandro Mannarino, che diventò molto popolare nel 2009 al “Concertone del Primo Maggio” a Roma, esibendosi con le canzoni tratte dal suo primo disco “Bar della Rabbia”. Musica Folk, quindi, musica popolare cantata dalle classi sociali più povere.

Tra le opere di successo si deve per forza citare: “Me so’ Mbriacato”, testo in dialetto romano, con cui l’autore descrive un amore spassionato verso una donna. Ed è su questa melodia che il cantante Emanuele Cruciani esprime tutta la sua dote canora.  

Il gruppo umbro, chiamato anche Armata Brancaleone, si cementa anche nella riproduzione della musica d’autore di Vinicio Capossela, un altro artista italiano famoso per le sue canzoni di protesta contro il governo. I pezzi interpretati sono “Che cos’è l’amor”, “All’una e trentacinque circa” e “Il ballo di San Vito”, rispettivamente in ordine di citazione ci racconta: una riflessione ironica sul significato dell’amore; una serata passata al bancone del bar in compagnia di molto alcool e di pensieri riguardanti il rapporto che hanno gli artisti con il denaro; ed in fine, un pezzo dove emerge tutta l’energia della musica salentina “la pizzica”.

Questa danza popolare viene praticata da una moltitudine di persone in Salento, Taranto e Murgia, durante il festival chiamato “La notte della Taranta”. Il nome del festival descrive l’euforia di questo ballo che sembra far diventare la popolazione impazzita, infatti la leggenda narra che una donna morsa da una tarantola, spalanca gli occhi e si mette a ballare in modo scattoso e imprevedibile. 

Non vi resta che armarvi di buoni propositi e gustarvi l’esibizione che si terrà a Castel dell’Aquila in provincia di Terni, alla manifestazione intitolata “Taverne d’Autunno”, evento molto noto nel territorio ternano che gode del patrocinio del Comune di Montescastrilli.

Lo spettacolo musicale si terrà in 2 tensostrutture riscaldate ad ingresso gratuito.